Parrocchia Santa Croce - Tivoli
PRIMO... IL VANGELO!
Solo grazie.
Desidero innanzitutto elevare, insieme a voi e per voi, un ringraziamento al buon Dio per il dono di questi primi mesi di servizio pastorale.
E’ sempre un’avventura esaltante iniziare un nuovo cammino, in una nuova realtà e con nuove persone. Qualcosa di bello ed avvincente, che però riempie il cuore anche di trepidazione. Vi ringrazio davvero tanto per la cordiale accoglienza che ho ricevuto e per il desiderio di impegnarsi che diversi di voi mi hanno manifestato.
Ritengo un vero privilegio e un dono del Signore il poter imparare da ciascuno di voi qualcosa di nuovo e, quindi, poter crescere come uomo e sacerdote e per fare insieme “qualcosa di bello per Dio” (B. Teresa di Calcutta). Intendo offrire alla riflessione comune queste linee pastorali, che più che un piano organico e definito, vorrebbero essere una condivisione a voce alta, sincera ed appassionata, di alcuni “sogni” che porto nel cuore, per crescere insieme nella sequela del Signore Gesù.
Accanto alle indicazioni di orizzonte, inoltre, vi offro degli obiettivi particolari (indicati graficamente da un riquadro) che potranno essere analizzati e concretizzati nel Consiglio pastorale parrocchiale (CPP), a partire dal gennaio 2006.
Camminare insieme.
Questa nostra I Assemblea parrocchiale è l’inizio di un percorso pastorale segnato da uno stile che non esito a definire come “spiritualità del camminare insieme”.
La nostra realtà parrocchiale conosce, per grazia di Dio, la presenza di diverse aggregazioni laicali (associazioni, gruppi, movimenti) e di due comunità religiose (le Suore della Carità e i Frati Minori) che vivono la loro vocazione e missione con encomiabile generosità ed impegno, non di rado facendo i conti anche con un’età media alta e con effettivi ridotti.
Tuttavia, a volte il molto lavoro svolto rischia di assumere quasi un carattere “privatistico”, che porta il singolo gruppo a mettere a disposizione, al massimo, della Parrocchia una competenza o un proprio ruolo, spesso tradizionalmente già precostituito. Anche espressioni del tipo: “collaboriamo in questa cosa con la Parrocchia”, “partecipiamo a questa iniziativa parrocchiale”, ecc., sono sintomatiche di una percezione parziale della Parrocchia, colta più come una agenzia di servizi (quasi sempre di pertinenza del Parroco) a cui portare un proprio contributo, che come la Comunità di cui si è parte integrante e corresponsabili.
Ritengo quindi necessaria da parte di tutti, me per primo, una autentica “conversione pastorale”, per passare da uno stile (mi si passi il termine!) di tipo “condominiale”, in cui i gruppi e le persone collaborano tra loro per alcune iniziative particolari e limitate, suddivendendosi spazi e tempi precisi, ad uno stile autenticamente “comunionale”, dove tutti (ogni associazione e ogni singolo fedele) si sentano e siano realmente corresponsabili dell’unica realtà parrocchiale, pur nel rispetto della propria specifica identità e missione.
Questo significherà, in prima battuta, saper mettere il segno “per” sui tanti doni personali e collettivi, cosicché ogni nostro pensare ed operare sia davvero per gli altri e non solo per noi stessi, fino a divenire, quando necessario, anche segni efficaci di “per-dono”, riconciliandoci fino a “settanta volte sette”, senza mai “inciampare” o arrestarci davanti al limite e al peccato del fratello.
Il camminare insieme, come Comunità davvero unita in Cristo, rappresenta il valore altissimo da chiedere ed accogliere ogni giorno nell’Eucaristia offerta e ricevuta. Solo l’essere “uno in Lui” rende possibile anche solo il pensare di poter dare un “profumo” evangelico a tutto ciò che facciamo o potremo fare in avvenire
[1] .
Essere costruttori (e non solo “consumatori”) della Comunità costituisce, quindi, l’impegno forte e l’atteggiamento di base da cui nessuna realtà della Parrocchia e nessun singolo fedele potrà mai chiamarsi fuori!
Una mentalità “progettuale”.
Assumere questo stile nuovo nella nostra pastorale significa accogliere la sfida di imparare la difficile arte del “progettare”. Non è possibile, infatti, pensare di gestire soltanto l’esistente, ne è possibile “camminare a naso”, lasciandoci guidare solo dalle più immediate urgenze, senza saper indicare responsabilmente scelte e priorità chiare. Alla nostra vita comunitaria è chiesto di fare un salto di qualità per non rischiare di pensare soltanto a noi stessi e alle nostre attività, ma per lasciarci interpellare dallo Spirito del Signore e dalla storia. Quello che è richiesto alla nostra porzione di Popolo di Dio per essere sempre più “luce del mondo e sale della terra”, qui ed ora, lo scopriamo soltanto mettendoci in un atteggiamento di costruttiva ricerca del bene comune e di quanto è evangelicamente più significativo.
Progettare significa per noi avere il coraggio della fantasia, la capacità cioè di guardare oltre il presente, per intuire quello che la Parola ci chiede d’essere e di operare per l’edificazione del Regno di Dio. La prima attenzione da sviluppare, quindi, sarà quella di crescere nella capacità di discernimento comunitario, ovvero nel saper leggere quanto la divina Sapienza ci indica, per essere oggi nel nostro territorio presenza viva e profetica della Carità che è Dio.
Luogo privilegiato per questo impegno sarà il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) che dovrà darsi tempi e metodi di lavoro per essere in questo compito d’animazione e guida per la Comunità intera. A questo proposito, mi sta a cuore richiamare l’attenzione di tutti sul fatto che i membri del CPP, così come i membri del Consiglio parrocchiale per gli Affari Economici (nominati l’11 novembre u.s.), non sono i “delegati sindacali” di questa o quell’altra realtà particolare: essi sono a pieno titolo rappresentanti di tutta intera la Comunità parrocchiale e, quindi, chiamati, in unione con il Parroco, a guardare al bene di tutto il Popolo di Dio della nostra Parrocchia, senza eclusioni o sterili particolarismi.
Solo questo atteggiamento responsabile ci aiuterà a considerare sempre più la Chiesa (e i suoi organismi interni) non orientata solo alla soddisfazione di bisogni tradizionalmente religiosi o alla conservazione dell’esistente, quanto pronta a rispondere alla sua vocazione di essere un luogo di comunione e di partecipazione in vista della missione, dove tutti sono chiamati a dare il loro contributo per il rinnovamento spirituale e la ricerca di nuovi cammini comuni. In questo ci sentiamo disponibili, come possibile, anche alla collaborazione fraterna con le altre Comunità parrocchiali della Vicaria e con le realtà, ecclesiali e non, della nostra Città.
Tuttavia, dobbiamo sempre ricordare che l’obiettivo finale di questo cammino di comunione non può essere costituito appena da una maggiore “efficienza” o una migliore “organizzazione interna” della Parrocchia, quanto invece da un rinnovato ardore per una nuova esperienza dello Spirito che ci porti sempre più a vivere ed annunciare, in modo opportuno ed inopportuno e a tutti, la fede in Cristo Gesù, nostra unica speranza.
Solo una “spiritualità” così forte, tesa a far crescere in noi il desiderio di una santità vissuta insieme e condivisa anche con i “lontani”, può rappresentare una meta credibile e modellata sulla misura alta del Vangelo.
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1. Il CPP, oltre ai compiti che gli sono propri e a partire dallo studio del Piano pastorale diocesano 2004-2007, sarà chiamato in questo primo anno a compiere un cammino di formazione e di descernimento per ripensare l’immagine di Parrocchia e per progettare nuovi stili di pastorale, secondo una chiara connotazione “missionaria”[2] . |
Dalla memoria alla profezia.
L’anno 2006 che ci apprestiamo ad iniziare si presenta come un anno di particolare grazia e benedizione per la nostra Comunità parrocchiale.
Ricorderemo, infatti, i 750 anni della presenza francescana (1256) e i 150 (1856) dell’unione del titolo parrocchiale di Santa Croce alla nostra Chiesa di Santa Maria Maggiore.
Essere una Comunità e una presenza “francescana”: una duplice realtà che è stata lungo i secoli per tanti tiburtini un segno forte della benedizione di Dio nella loro vita personale e familiare. Un dono che ha segnato la storia stessa di questa Città, di cui non possiamo non sentirci grati al Signore e, al tempo stesso, responsabili.
Dovremo, nei modi opportuni, rivolgere la propria memoria grata verso tanti Frati Minori e fedeli laici che, insieme, hanno resa bella la nostra Comunità: essi costituiscono come le nostre radici, avendoci trasmesso la gioia di appartenere al Signore e di dirci seguaci del Poverello di Assisi.
Dovremo allora coltivare la “memoria”, in una fedeltà creativa nei confronti delle sane tradizioni della nostra Comunità.
Ma dovremo anche saper essere “profezia”, per non rendere stantio il buon pane della Parola e per dare a tutti, anche oggi, ragione della speranza che è in noi.
Non potremo, allora, assumere in quest’anno un atteggiamento esclusivamente “celebrativo” delle glorie del passato, ma dovremo sentirci interpellati a dare nuovo slancio al nostro essere Comunità e a crescere in uno stile “francescano” che dia anima a tutta la nostra pastorale.
| 2. Sarà costituito un gruppo di lavoro “ad hoc” che elaborerà delle proposte per rendere visibile questo nostro impegno tra “memoria e profezia”, attraverso singole iniziative e percorsi comunitari. |
Ricominciamo dalla Parola.
Come in ogni nuovo inizio, il Signore ci ridona l’esperienza da cui la Chiesa stessa è nata: l’ascolto della buona notizia della Signoria del Cristo Risorto sul mondo e sulla storia, reso fecondo dal dono e dall’azione dello Spirito.
L’incontro con la persona vivente del Signore è l’esperienza “fontale” che ci rende, attraverso il Battesimo, “cristiani” e, in quanto tali, chiamati tutti (laici, religiose e religiosi, sacerdoti) ad “evangelizzare”.
Ecco perché questo anno pastorale non può non avere che come “priorità delle priorità” l’ascolto attento e devoto della Parola, viva ed efficace, del Signore ed un annuncio coraggioso e fedele. Questa scelta dovrà animare ogni attività e percorso della pastorale ordinaria parrocchiale e, al contempo, dovrà essere assunta come orientamento di fondo per rinnovare la vita della Comunità parrocchiale, delle famiglie, delle aggregazioni laicali.
Dobbiamo inoltre convincerci che non è più possibile ritenere automaticamente “cristiano” il contesto sociale nel quale viviamo e che, quindi, “non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa”[3] . E’ allora necessario far ripartire la nostra Comunità per un rinnovato primo annuncio della fede in Cristo, cominciando, ovviamente, dalle nostre realtà, da noi che ci diciamo cristiani e che, per questo, dovremmo sentire urgente in noi il desiderio di crescere nella conoscenza della Parola e della Persona del Signore Gesù. Infatti, per evangelizzare gli altri dobbiamo lasciare che la “Buona Notizia” risuoni ancora con chiarezza e forza nella nostra vita, personale, familiare e comunitaria, senza tentativi da parte nostra di addomesticarla o di renderla “inoffensiva”.
In questo suo compito autenticamente “missionario” la nostra Parrocchia è chiamata a riscoprire la gioia dell’incontro e del dialogo con tutti, senza preclusioni o pregiudizi, riconoscendo nell’Eucaristia la fonte e il culmine della sua vocazione e missione.
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3. La domenica, giorno del Signore e della Comunità, diventi sempre più per la Parrocchia un appuntamento che si caratterizza per la qualità delle celebrazioni, le occasioni di fraternità, i momenti di annuncio e di servizio. 4. Al fine di favorire una maggior cura nella celebrazione dell’Eucaristia domenicale, a partire dal 1° gennaio 2006, le S.Messe festive avranno i seguenti orari: 8.30, 10.00, 11.30, 17.30 (leg.: 18.30). 5. La Commissione per la Liturgia avrà cura di proporre al CPP tempi e modalità per una rinnovata celebrazione delle Novene, delle Processioni, dell’Adorazione Eucaristica e delle altre pie devozioni. |
In modo particolare, sarà necessario che le proposte di formazione spirituale e catechetica mettano al centro l’ascolto e lo studio della Parola di Dio, ricordando il detto di S. Girolamo secondo cui l’ignoranza della S. Scrittura è ignoranza di Cristo!
Gli itinerari catechetici, inoltre, non potranno essere concepiti solo come dei corsi funzionali alla preparazione ai sacramenti (Riconciliazione, I Comunione e Cresima), ma come un percorso unico, seppur scandito in tappe, una proposta unitaria che copre tutto il cammino di vita di un battezzato, così come è indicato dalla Chiesa italiana e dal Magistero del nostro Vescovo.
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6. Dal mese di gennaio partirà una “Scuola della Parola”, una proposta di formazione spirituale guidati dalla lettura meditata del Vangelo, rivolta a tutti e a cadenza mensile. Il tema per l’anno 2006 sarà: “Chi cercate? Venite e vedrete”. 7. Nel corso dell’anno il CPP, insieme ai Catechisti e agli Educatori, elaborerà un Itinerario catechetico che, in sintonia con la relativa Nota pastorale del nostro Vescovo, indichi la proposta per l’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi nella nostra Parrocchia. In questo progetto si potranno prevedere, in accordo con l’Ufficio catechetico diocesano e ad experimentum, forme nuove di integrazione con i cammini associativi dell’AC e dell’AGESCI. |
In questo compito tutti nella Comunità parrocchiale devono sentirsi chiamati a servire il cammino di fede degli altri, mettendo a disposizione la propria capacità, i talenti, il tempo, le risorse. E’, infatti, essenziale che i ragazzi e i giovani che fanno dei cammini formativi in Parrocchia incontrino non soltanto i loro educatori e catechisti, ma anche una Comunità viva che celebra, annuncia e testimonia il Vangelo nel suo tempo e nel suo territorio.
In particolare, i genitori devono essere aiutati a riscoprire il loro fondamentale compito di educatori della fede dei loro figli, e questo sarà possibile solo creando e sostenendo itinerari di formazione per le coppie, specie quelle giovani, senza escludere le possibilità di vicinanza e di accompagnamento pastorale per le famiglie in difficoltà e le situazioni irregolari.
Il Gruppo parrocchiale delle Famiglie, dono che la grazia di Dio ha già fatto alla nostra Comunità, è chiamato a qualificarsi come luogo di approfondimento e di accompagnamento cordiale delle coppie dei fidanzati verso il Sacramento del Matrimonio e delle giovani coppie nei primi passi della loro esperienza.
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8. Per la formazione del G.F., nel corso di quest’anno, sarà sviluppata la tematica relativa al Battesimo, al fine anche di formare alcune coppie che costituiscano, insieme al Parroco, l’èquipe catechetica per la preparazione al Sacramento del Battesimo. 9. Il Sacramento del Battesimo sarà celebrato ordinariamente in date prestabilite, a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra, per consentire una idonea preparazione dei genitori e dei padrini. |
Un’attenzione particolare dovrà essere rivolta ai giovani della nostra Comunità, sia a quelli che già compiono un percorso in associazionei ecclesiali, sia a quelli che non riusciamo ordinariamente a contattare con le nostre proposte. In particolare, sarà cura della Comunità parrocchiale rendere i giovani stessi (“sentinelle del mattino”) sempre più protagonisti dell’impegno di evangelizzazione, ricordando che “missionarietà verso i giovani vuol dire entrare nei loro mondi, frequentando i loro linguaggi, rendendo missionari gli stessi giovani, con la fermezza della verità e il coraggio dell’integralità della proposta evangelica”
[4].
| 10. La III settimana di gennaio sarà dedicata ad un impegno di annuncio vocazionale e di spiritualità rivolto in particolare ai giovani. Nell’organizzazione e nell’attuazione delle iniziative saranno coinvolti i giovani dei gruppi presenti nella Parrocchia. |
Una Comunità tutta al servizio.
Ripartire con slancio in questa esperienza di “nuova evangelizzazione” comporta necessariamente per la nostra Comunità rivolgere una maggiore attenzione agli ultimi. Infatti, senza una testimonianza concreta del “vangelo della carità”, tutte le nostre parole ed attività non saranno credibili. Infatti, il servizio ai poveri è parte integrante dell’evangelizzazione e si rivela come un’aspetto indispensabile della nostra vita personale e comunitaria.
Ai tanti poveri che bussano alla porta della nostra Parrocchia dobbiamo poter offrire di più di un po’ di cibo e qualche elemosina. Ma penso anche ai tanti anziani ed ammalati che sono sul territorio: per loro è necessaria una presenza più corale della nostra Comunità. Per far questo è necessario metterci “in rete”, per fare meglio collaborando di più con la Caritas diocesana e anche con altre realtà presenti sul territorio. Non possiamo dimenticare, inoltre, la solidarietà verso gli uomini e le donne di altri paesi e continenti, sia quelli che sono tra noi, sia i lontani. Il nostro amore fraterno continuerà anche a sostenere, con la preghiera ed aiuti materiali, lo sforzo di evangelizzazione e di promozione umana dei missionari “ad gentes”.
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11. Si proceda alla costituzione di un gruppo “Caritas”, che animi tutta la realtà parrocchiale sulla testimonianza della carità verso gli ultimi. 12. Si rivolga una particolare attenzione al rione “Piagge-Oliveti” che, a motivo anche della sua dislocazione periferica, vive una situazione di marginalità rispetto alla vita della Parrocchia. |
Conclusioni.
Termino queste mie riflessioni a voce alta, affidandole alla riflessione dei gruppi e di ciascuno, nella consapevolezza che non in tutto ed al meglio, ho colto la complessità della nostra realtà parrocchiale. Forse alcune analisi o certi obiettivi individuati in queste linee possono essere visti come dei bei sogni fatti ad occhi aperti da uno che non ha esperienza. Tuttavia oso sperare che nel momento in cui diverranno sempre più dei sogni fatti insieme, essi avranno la forza di orientare i nostri percorsi comunitari e i nostri passi di credenti in una stessa direzione, così come il buon Dio ci darà di comprendere ed attuare.
Chiedo a tutti di avere pazienza e tanta fiducia nel Signore e nell’azione discreta, ma forte, del suo Santo Spirito... Lui è la vera Guida della nostra Comunità e certamente saprà indicarci le vie migliori per vivere il Vangelo in questa nostra amata Chiesa e in questa Città.
In questo sforzo non posso e non voglio fare da solo. E oggi ridico a ciascuno quello che ho affermato fin dal mio arrivo in questa Comunità... ho bisogno dell’aiuto di tutti, nessuno escluso, perché solo insieme ed uniti nel Signore potremo edificare la Parrocchia, nostra casa comune, luogo in cui vivere la sempre affascinante avventura della fede.
La Vergine Immacolata, Madre delle Grazie, e il nostro padre e fratello Francesco ci custodiscano sempre nella santissima ed amabilissima volontà dell’unico nostro Signore e Maestro.
Dio vi benedica!
Tivoli, 11 dicembre 2005
Fr. Fabio Berti OFM,
vostro Parroco
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[1] “La nostra programmazione pastorale non potrà non ispirarsi al ‘comandamento nuovo’ che il Signore ci ha dato (...) Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia” (NMI 42-43).
[2] Cf. CVMC 44
[3] VMPMC 6
[4] VMPMC 9
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CVMC : C.E.I., “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” (2001)
NMI: Giovanni Paolo II, “Novo millennio ineunte” (2001)
VMPMC: C.E.I., “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” (2004)